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Capire le emozioni rafforza il legame
Ansia da separazione: piange quando vado via (dagli 8 mesi ai 6 anni)
Si aggrappa a te all’ingresso del nido, piange appena esci dalla stanza? Perché nasce l’ansia da separazione, quando passa, un saluto breve che funziona e quando parlarne con il pediatra.
Informazioni generali: Informazioni generali che possono variare da bambino a bambino. Prima di decidere, parlane con il pediatra o con un professionista.
In breve
- L’ansia da separazione compare spesso tra i 10 mesi e i 2 anni ed è un segno normale di un legame sicuro.
- In genere si risolve verso la fine del secondo anno, ma può tornare con un cambiamento come l’inserimento al nido.
- Un saluto breve, uguale ogni giorno, e un momento di ritorno concreto sono ciò che aiuta di più.
- Uscire di nascosto o tornare indietro quando piange rende la separazione più lunga.
Redazione LumiyaBasato su 4 fontiI nostri principi editoriali
Si aggrappa alla tua gamba all’ingresso del nido gridando «Non andare!», o ti segue appena esci dalla stanza? Dai primi mesi fino alla scuola dell’infanzia, molti bambini piangono quando un genitore va via.
Questa ansia da separazione fa quasi sempre parte del normale sviluppo e passa col tempo; aiutano soprattutto un saluto breve e uguale ogni giorno, un momento di ritorno concreto e piccole separazioni di prova a casa.
Perché mio figlio non mi lascia andare?
Verso gli 8-9 mesi il bambino comincia a capire che sei una persona distinta, che esiste anche quando non la vede. Ma non sa ancora prevedere quando tornerai. Per questo un bambino di 10 mesi può piangere anche se passi soltanto in cucina.
L’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù spiega che tra i 10 mesi e i 2 anni molti bambini iniziano a temere di essere separati da un genitore. Non vogliono essere lasciati all’asilo o al momento della nanna, e possono piangere e aggrapparsi.
Il pianto è quindi un segno di attaccamento sicuro, non un capriccio né una cattiva abitudine. Nello stesso periodo compare spesso anche la paura degli estranei.
L’ansia da separazione nasce con la capacità di capire che qualcosa continua a esistere anche quando non si vede. Tuo figlio sa che esisti ma non sa ancora misurare il tempo; piangendo cerca di tenerti vicino. Ogni volta che esci e torni, il suo cervello impara che «va via, ma ritorna», e il pianto si accorcia.
L'ansia da separazione continua in genere fino all'anno e mezzo per poi risolversi verso la fine del secondo anno.
A che età comincia e quando finisce?
Secondo l’American Academy of Pediatrics (AAP), alcuni bambini la mostrano già a 4-5 mesi, ma la maggior parte la vive più chiaramente intorno ai 9 mesi. Altri iniziano ad avere difficoltà solo a 15 o 18 mesi.
Di solito si risolve verso la fine del secondo anno. Ma l’inserimento al nido o alla scuola dell’infanzia, un trasloco o l’arrivo di un fratellino possono riaccenderla, anche in un bambino di 4 anni.
L’ansia da separazione per età
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Inizio precoce
Alcuni bambini si agitano per poco quando un genitore esce dal loro campo visivo.
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Diventa evidente
Nella maggior parte compare intorno ai 9 mesi; spesso si aggiunge la paura degli estranei.
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Primi passi
Con l’autonomia che cresce, i distacchi diventano più rumorosi e pieni di lacrime.
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Si attenua
Comincia a capire che torni; per molti diventa più facile.
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Nuovi inizi
Nido, scuola dell’infanzia, trasloco o un fratellino possono farla tornare per un po’.
Come preparo mio figlio alle separazioni?
La preparazione comincia molto prima del saluto. Il Bambino Gesù suggerisce brevi sessioni di pratica a casa: quando vai in un’altra stanza per poco, digli dove vai e che tornerai.
Preparare le separazioni: 5 passi
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Piccoli giochi di separazione a casa
Giocate a cucù-settete, poi passa nella stanza accanto continuando a parlare: «Sono in cucina, arrivo subito!»
-
Conoscere insieme il nuovo ambiente
Resta con lui i primi giorni dell’inserimento, poi accorcia un po’ la tua presenza ogni giorno.
-
Non salutarlo quando ha fame o sonno
Il Bambino Gesù consiglia di programmare l’uscita dopo che il bambino ha dormito e mangiato.
-
Un ritorno concreto
Al posto dell’orario usa un momento che conosce: «Vengo a prenderti dopo la nanna.»
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Un oggetto di casa
Il suo pupazzo o una copertina può accompagnarlo; il profumo di casa lo rassicura.

Cosa fare al momento del saluto?
Il Bambino Gesù consiglia di chiedere a chi resta con il bambino di creare una distrazione, come un nuovo gioco, e poi di salutarlo e allontanarsi rapidamente. Se piange, non è il caso di farne un dramma: sta cercando di convincerti a restare.
Breve, affettuoso e prevedibile: un abbraccio, tre baci, un saluto con la mano. Poi vai davvero. Dare un nome all’emozione lo fa sentire capito: «Vedo che ti costa salutarmi. Vengo a prenderti dopo la nanna.»
| Evita | Invece |
|---|---|
| Sparire di nascosto quando non guarda | Salutarlo in modo breve e chiaro: «Adesso vado, torno nel pomeriggio.» |
| Tornare indietro quando piange e allungare il saluto | Finire il rituale, uscire e chiedere notizie più tardi all’educatrice |
| Minacciare: «Se piangi ti lascio qui» | Dare un nome all’emozione: «So che ti mancherò. Anche tu mi mancherai.» |
| Promettere in modo vago: «Torno subito» | Dare un momento preciso: «Torno dopo pranzo.» |
| Lasciar trasparire la tua preoccupazione | Voce calma e un sorriso fiducioso |
Anche gli enti di altri Paesi danno consigli molto simili: saluti brevi, coerenza e tempo.
| Paese ed ente | Consiglio chiave |
|---|---|
| Italia — Ospedale Pediatrico Bambino Gesù | Creare una piccola distrazione, poi salutare e allontanarsi rapidamente; confrontarsi con gli insegnanti se l’inserimento è difficile |
| Stati Uniti — American Academy of Pediatrics | Rituali di saluto rapidi; non tornare indietro per le suppliche e non annullare i propri impegni per l’ansia da separazione |
| Paesi Bassi — Nederlands Jeugdinstituut | Salutare in modo breve e chiaro quando si porta il bambino al nido, dalla babysitter o da un familiare |
Cosa aiuta dopo la separazione?
Anche il ricongiungimento fa parte del saluto. Quando vai a prenderlo, metti via il telefono e dagli qualche minuto di attenzione piena: così si rafforza l’esperienza «è tornata quando aveva detto».
Chiedigli della giornata senza trasformarla in un interrogatorio. Una mattina di pianto non è un motivo per punirlo; preparare insieme il saluto di domani lo rende parte della soluzione: «Domani ci diamo tre baci alla porta, o cinque?»
Fa male andare via mentre piange, ed è naturale sentirsi in colpa. Il Bambino Gesù ricorda che i genitori devono riflettere anche sulle proprie ansie: non devi nasconderle, ma prova a non portarle nel saluto. Un respiro profondo, un saluto breve e dirti «È al sicuro, e io tornerò» calmano entrambi.
Trovi altri articoli nella sezione ansia da separazione e consigli per età nelle pagine 1-3 anni e 3-6 anni.
Quando rivolgersi al medico
L’ansia da separazione normale non ha bisogno di cure e passa col tempo. La tabella ti aiuta a distinguere ciò che è comune da ciò che merita un parere.
| Attenzione — chiedi un parere | Normale |
|---|---|
| Non calmarsi per ore a ogni separazione, sempre peggio con le settimane | Piangere qualche minuto al saluto, poi giocare |
| Rifiutare la scuola ogni giorno dopo i 6 anni | Qualche settimana difficile all’inizio del nido |
| Mal di pancia, mal di testa o nausea frequenti prima di separarsi | Svegliarsi di notte e cercarti |
| Paura frequente che succeda qualcosa di brutto a te o a lui; sonno o appetito alterati | Un ritorno passeggero dopo una malattia, un trasloco o un fratellino |
Se questi segnali durano da alcune settimane e rendono difficile la vita di tutti i giorni, parlane con il pediatra di libera scelta. Anche il consultorio familiare e lo psicologo scolastico possono aiutarti.
L’Unità di Psicologia dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù sottolinea che, quando l’inserimento è difficile, è fondamentale confrontarsi con gli insegnanti e costruire un rapporto di fiducia per capire come accompagnare il bambino. In caso di emergenza chiama il 112.
Informazioni generali: Questo contenuto offre informazioni generali basate su fonti esperte. Ogni bambino, ogni famiglia e ogni situazione sono diversi: quanto descritto qui può variare da persona a persona. Per le decisioni che riguardano tuo figlio, rivolgiti al tuo pediatra o a un professionista qualificato.
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Nota editoriale
Questo articolo offre informazioni generali; temperamento e tempi di inserimento cambiano da bambino a bambino. Se l’ansia dura o pesa sulla vita quotidiana, parlane con il pediatra di libera scelta.



